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Bandi di gara per lavori pubblici: +4,7% numero, +25,1% valore nei primi 9 mesi del 2019

Ance: ancora forti ritardi nella realizzazione degli investimenti previsti da Anas e Ferrovie. Positiva, invece, la spesa effettiva in conto capitale dei Comuni

giovedì 7 novembre 2019 - Redazione Casa&Clima

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Nei primi 9 mesi del 2019 sono positivi i bandi di gara per lavori pubblici rispetto ai primi 9 mesi 2018 (+4,7% numero, +25,1% valore), malgrado l’arresto nel II trimestre per l’entrata in vigore dello sblocca cantieri. Ancora forti ritardi nella realizzazione degli investimenti previsti da Anas e Ferrovie; positiva, invece, la spesa effettiva in conto capitale dei Comuni.

È quanto ha rilevato l'Ance (Associazione nazionale dei costruttori edili) nel rapporto “I bandi di gara per lavori pubblici in Italia – Gen-Set 2019”.

In questo documento si legge che “La domanda di lavori pubblici, dopo la ripresa del biennio precedente, si caratterizza, nei primi 9 mesi del 2019, per una dinamica nel complesso positiva, ma discontinua all’interno del periodo considerato.

Pesa, certamente, l’entrata in vigore dello “sblocca cantieri” (emanazione decreto legge ad aprile; legge di conversione a giugno), il quale, nel secondo trimestre 2019, ha causato una contrazione, sia nel numero sia negli importi banditi, della domanda di lavori pubblici.

Successivamente (terzo trimestre), i dati evidenziano il persistere di una tendenza negativa nelle gare pubblicate per lavori fino a 150mila euro, presumibilmente legata alle modifiche apportate dallo sblocca cantieri alla disciplina dei contratti sottosoglia (art.36 dlgs 50/2016).

In particolare, per i lavori d’importo compreso tra 40mila euro e 150mila euro, viene previsto l’affidamento diretto, previa acquisizione di almeno 3 preventivi da operatori economici, ove disponibili. Pertanto, è possibile che per i tagli di lavori più ridotti le stazioni appaltanti, prendendo atto delle nuove disposizioni, ricorrano in misura maggiore all’affidamento diretto.

In termini di importi posti in gara si riscontra una ripresa da luglio 2019, dopo lo stop del secondo trimestre dell’anno. A trainare il mercato sono soprattutto le grandi opere: ne sono un esempio, i due bandi Telt della Torino - Lione (attacchi lato Italia) di 1mld e la gara indetta dal Mit (1mld di lavori) per assegnare la concessione riferita alle tratte autostradali gestite dal gruppo Sias, attualmente scadute.

Tuttavia, una dinamica crescente dei bandi di gara per lavori pubblici, benché sia certamente un elemento positivo per il mercato, non è condizione sufficiente per l’effettiva realizzazione delle opere bandite. Pertanto occorre tenere conto, oltre che della domanda pubblica, anche di altri fattori.

Ad esempio, è necessario monitorare l’andamento dei programmi di investimento di alcune stazioni appaltanti “strategiche” per lo sviluppo del Paese, quali Anas e Ferrovie, che, purtroppo, ancora evidenziano un notevole ritardo nella realizzazione effettiva degli investimenti programmati. L’esempio più eclatante è rappresentato da Anas che, nel triennio 2016-2018, ha realizzato meno della metà degli investimenti previsti nello stesso periodo (3,8 su 8,1 mld, pari al 47%).

Importante è anche seguire le tendenze riscontrate nella spesa effettiva degli enti locali, i quali risultano tra gli attori principali della domanda di lavori pubblici in Italia. A questo proposito, in particolare, per i comuni, dopo un dimezzamento della spesa in conto capitale avvenuta tra il 2008 e il 2017 (dati Siope), si segnala, nel 2018, il tanto atteso arresto della caduta (+0,7% rispetto all’anno precedente), seguito da un +15,2% nei primi sei mesi del 2019. L’auspicio è che finalmente le risorse stanziate inizino ad essere effettivamente spese e, in un futuro non troppo lontano, consentano di vedere finalmente realizzate e concluse opere delle quali il Paese ha un forte bisogno”.

In allegato il rapporto

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