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Data center, è l’umidità (non il calore) il vero nemico

Secondo i dati di un report redatto dalla Rutgers Univesity l’umidità è la maggiore causa dei guasti all’hard disk dei data center. Le soluzioni esistono e andrebbero implementate

lunedì 6 giugno 2016 - Erika Seghetti

data center_umidita_report

"Non è il caldo, è l'umidità." Quante volte abbiamo sentito questa frase, rispondente alla realtà, in riferimento ai disagi causati dalle condizioni metereologiche? Lo stesso principio vale anche per i malfunzionamenti dei data center. A rivelarlo è uno studio redatto dalla Rutgers University, in collaborazione con GoDaddy e Microsoft, intitolato "Environmental Conditions and Disk Reliability in Free-cooled Datacenters" (PDF IN ALLEGATO) da cui emerge che le probabilità di guasti ai controllori e adattatori aumentano considerevolmente all’aumentare dei livelli di umidità.

Il free-cooling aumenta le performance, ma crea umidità
Il report rileva che gli operatori di data center di grandi dimensioni stimano annualmente un valore di Power Usage Effectiveness (PUE) dell’1,1-1,2, il che significa che solo il 10% -20% di energia viene consumata non per le operazioni di calcolo ma per i processi di raffreddamento. Un percentuale in netto calo rispetto a 7-8 anni fa quando i punteggi si assestavano intorno a 3. Questo miglioramento dipende soprattutto dai processi, ormai molto diffusi, di ‘raffreddamento a evaporazione diretta’ o ‘free-cooling’, che abbassa la temperatura utilizzando il calore latente dell’evaporazione, trasformando l’acqua in vapore acqueo. Un processo che aumenta l’efficienza del sistema ma che fa schizzare la percentuale di umidità al 90%. Danneggiando i componenti del sistema e bloccando il processo evaporativo.

Secondo lo studio, i guasti dell’hard disk dei data center rappresentato l’89% dei guasti della componentistica, al secondo posto (10%) troviamo i moduli di memoria DIMM e al terzo (5%) le CPU. E i ricercatori hanno evidenziato come ci sia una forte correlazione fra i livelli di umidità e il tasso di malfunzionamenti dell’hard disk e dei dispositivi di controllo.
Le prove sono state effettuate su più di un milione di unità in nove data center Microsoft per un periodo da un anno e mezzo a quattro anni.

Le soluzioni per risolvere la problematica
Come risolvere il problema? Una delle conclusioni degli analisti è che bisognerebbe investire maggiormente in dispositivi di monitoraggio dei tassi di umidità e in operazioni manutentive. Sarebbe poi buona prassi il posizionare l’hard disk dei data center sul retro del server, l’area più calda ma meno umida. Perché il calore in molti casi contrasta l’umidità e l’umidità, come dicevamo in apertura, è un fenomeno molto più dannoso dell’eventuale surriscaldamento.

Una soluzione: il free-cooling

Oltre alla temperatura, anche l’umidità dell’aria rappresenta un parametro vitale per il corretto
funzionamento dei server e dei componenti del sistema di calcolo. Al superamento della soglia critica di temperatura, i server potrebbero arrestarsi automaticamente e i servizi forniti potrebbero interrompersi o funzionare a intermittenza.

Per questo motivo si adottano diverse soluzioni per garantire il raffreddamento dei sistemi informatici. Una fra queste è il free-cooling che ha, come controindicazione, l’incremento dell’umidità dell’aria. Quando temperatura e umidità sono elevate aumenta la probabilità che quest’ultima si possa condensare sulle superfici più fresche diventando un pericolo potenziale per hard-disk e tape. Monitorare la temperatura e l’umidità 24/7 e gestire, in tempo reale, gli allarmi è quindi fondamentale per il responsabile del CED.

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