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Riforma della Cig in edilizia, le richieste dell'Ance al Ministero del Lavoro

Secondo i costruttori la riduzione dell’aliquota dal 5,20% al 4,70% non può ancora considerarsi un’aliquota di equilibrio

giovedì 31 agosto 2017 - Redazione Casa&Clima

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Lo scorso 28 agosto si è tenuto presso il Ministero del Lavoro un incontro dell’Ance in vista della prossima Legge di Bilancio.

In tale occasione, il Presidente Giuliano Campana e il Vice Presidente Marco Garantola hanno preliminarmente sottolineato come i timidi dati di ripresa dell’economia non riguardano purtroppo ancora il settore dell’edilizia. La grave crisi, iniziata nel 2008, sta infatti facendo ancora registrare dati negativi, sia in termini produttivi che con riferimento ai livelli occupazionali.

Nel manifestare la condivisione dell’Ance agli annunciati provvedimenti in tema di decontribuzione per le nuove assunzioni dei giovani, è stata tuttavia illustrata la necessità che nella prossima legge di bilancio si tenga conto di ulteriori elementi, intervenendo anche su altri fronti.

In particolare, è stato fatto riferimento alla normativa sulla cassa integrazione guadagni ordinaria, considerato che la recente riforma ha dimostrato di non essere sufficientemente in grado di supportare il settore delle costruzioni, in quanto non confacente alle sue reali esigenze.

La riduzione dell’aliquota dal 5,20% al 4,70%, infatti, non può ancora considerarsi un’aliquota di equilibrio, anche in considerazione del fatto che l’Inps negli anni ha fatto registrare un avanzo patrimoniale nella gestione edilizia considerevole (circa 4.000 milioni di euro) che permetterebbe un’ulteriore riduzione dell’aliquota stessa, stimabile al 4%.

Dovrebbero poi tenersi fuori dal conteggio delle 52 settimane di Cig i periodi di cassa integrazione per eventi oggettivamente non evitabili, compresi gli eventi meteo, così come accade per il resto dell’industria.

La nuova legge di Bilancio dovrebbe anche prevedere il conteggio dei 90 giorni di anzianità di effettivo lavoro con riferimento al medesimo datore di lavoro e non all’unità produttiva (cantiere o sede), criterio questo che, invece, sta limitando eccessivamente le possibilità di accesso agli ammortizzatori sociali da parte del settore edile, caratterizzato dalla forte mobilità della manodopera.

In chiusura dell’incontro, il Ministero ha condiviso le istanze dell’Ance che saranno comunque portate all’attenzione nelle opportune sedi istituzionali nel corso dell’iter di predisposizione della Legge di Bilancio.

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