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Vince la Brexit, quali conseguenze sul settore delle costruzioni?

La Gran Bretagna dice sì all’uscita dall’Ue. La decisione potrà interrompere le importazioni di materiali da costruzione, causare problemi con la manodopera straniera e un crollo degli investimenti per la svalutazione della sterlina

venerdì 24 giugno 2016 - Erika Seghetti

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La Gran Bretagna uscirà dall'Unione Europea. Dai risultati definitivi del referendum di ieri, 23 Giugno, la Brexit vince con il 51,9% dei voti.
Che conseguenze potrà avere una decisione del genere sul settore delle costruzioni?

Ne avevamo parlato la scorsa settimana, quando i risultati erano incerti, riportando l’intervento che Stephen Stone, amministratore delegato di Crest Nicholson, colosso delle costruzioni, aveva rilasciato sulle pagine del The Guardian. Esprimendo seri timori per un voto favorevole che - diceva Nicholson - "avrebbe delle conseguenze dannose sul comparto edile britannico perché scardinerebbe una serie di equilibri ormai dati per assodati”. A partire dalle importazioni, passando per i problemi che potrebbero esserci con la manodopera straniera fino ai risvolti economici di una sterlina che, perlomeno in un primo momento, potrebbe crollare in termini di valore.

“Se la Brexit dovesse diventare realtà sarebbe una delusione- aveva dichiarato Stone- e come azienda siamo molto preoccupati, perché stiamo crescendo molto e il rischio che la crescita si arresti è reale.”

Importazioni di materiali edili a rischio
Durante il periodo di crisi finanziaria e di recessione Crest ha dovuto dimezzare la sua forza lavoro, che era pari a 800 impiegati, ma adesso non solo è tornata ai livelli pre-crisi ma li ha superati, con 850 lavoratori di cui 90 apprendisti. L’uscita dall’Ue secondo Stone metterà a rischio anche questi apprendisti perché è improbabile che riuscirebbero ad assumerli. Ma la questione principale è un’altra: l’importazione. Gran parte del materiale da costruzione viene attualmente importato: i mattoni provengono dal Belgio, piastrelle in ceramica e la componentistica di bagni e cucine dalla Spagna e gli elettrodomestici dalla Germania.

Abbiamo forti relazioni con i nostri fornitori europei", ha detto Stone. "Alcuni legami, come quelli con il Belgio e la Spagna, potranno essere mantenuti ma ci vorranno almeno un paio di anni di negoziazione.

Rallentamento degli investimenti
Poi c’è la questione economico-finanziaria. Come già sta avvenendo in queste ore, la sterlina subirà un grande crollo. E questo potrebbe riflettersi anche sul costo dei materiali da costruzione, che molto probabilmente aumenterà considerevolmente e porterà famiglie ed aziende a rallentare consumi e investimenti.
Come azienda- aveva riferito Stone- dovremmo essere prudenti in un primo momento, limitando gli investimenti, sia in termini di acquisti di terreni sia di personale interno.

Problemi con la manodopera straniera
L’ultima questione, non meno importante, è quella della manodopera straniera. Le aziende britanniche si servono da anni di lavoratori stranieri per colmare un carenza di disponibilità e professionalità dei cittadini britannici. Le percentuali di operai irlandesi e idraulici polacchi sono molto alte e in alcune zone, come quelle di Suffolk e Norfolk, si stima che il 40% dei lavoratori provenga dall’Europa orientale. Ora che la Gran Bretagna non sarà più parte dell’Unione Europea dovrà essere tutto rivisto perché ci saranno dei problemi enormi sia in termini di permessi sia remunerativi.

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